martedì 27 agosto 2019

Un romanzo contro la modernità


Libere riflessioni di Aniello Balestrieri
su Non mi arrendo di Gianandrea de Antonellis


Il Trono e l’Altare da un lato. La cosiddetta modernità dall’altro. Non è un banale scontro tra eserciti o fazioni. È il conflitto atavico fra il vecchio e il nuovo.
L’agricoltore Caino che uccide il pastore Abele. Il popolo di Israele che pretende un re come gli altri popoli coevi (1Samuele 12,12). L’operaio che deride il contadino. L’adolescente (anzi, il teenager) che disprezza i vecchi.
Tutto ciò che è retrogrado per definizione è costretto a subire la damnatio memoriae da parte del nuovo. Il nuovo s’impone come tale attraverso atti di violenza fisica o ideologica chiamati rivoluzioni. Il concetto di rivoluzione è necessariamente positivo per definizione, altrimenti il nuovo non può autogiustificarsi come unica alternativa possibile. Di conseguenza il buono trionfa sul cattivo, in un fatalismo indotto che stride pesantemente con l’ateismo anti-superstizioso dei liberali, in un circolo vizioso argomentativo che puntualmente non viene notato.

martedì 13 agosto 2019

La società tradizionale e i suoi nemici


Recensione a: 

José Miguel Gambra, La sociedad tradicional y sus enemigos, Guillermo Escolar, Madrid 2019, p. 238, € 15


Una sintesi efficacissima del pensiero politico tradizionale, definita «il libro dell’anno e un libro per molti anni» dal periodico "Las Libertades" e «un libro per dissidenti autentici e non di facciata» dallo scrittore cattolico Juan Manuel de Prada. E la lettura non delude le aspettative. L’autore è José Miguel Gambra, nato a Pamplona nel 1950, è ordinario di Logica presso l’Università Complutense di Madrid e, dal 2010, Capo delegato della Comunione Tradizionalista, come lo fu il padre, Rafael Gambra (1920-2004), illustre docente universitario e filosofo neotomista.
Il testo – ci avverte l’autore – non è una confutazione estemporanea dell’opera di Popper La società aperta e i suoi nemici, saggio che si è limitato a suggerire il titolo della presente opera: i nemici della società tradizionale sono, infatti, sia la “società aperta” che i suoi nemici, essendo sia il liberalismo che il totalitarismo due facce della stessa medaglia.

domenica 3 febbraio 2019


Una resistenza dimenticata

Tradizionalisti martiri del terrorismo dell'ETA


Recensione al saggio di Víctor Javier Ibáñez, Una resistencia olvidada. Tradicionalistas mártires del terrorismo, Auzolan, s.l., s.d. (ma: Bilbao, 2017), p. 230, € 22


Attentati contro abitazioni, giornali e monumenti sacri; minacce, aggressioni, assassini e trasferimenti forzati… Quello tradizionalista è stato il gruppo politico che più ha sofferto a causa del terrorismo separatista basco. L’ETA, esaltata dalla cultura progressista italiana a causa delle comuni radici marxiste, non colpì solo obiettivi del “centralismo” statale, bensì anche carlisti, conscia che proprio in questi ultimi avrebbe trovato avversari ancor più temibili, in quanto capaci di sottrarre consensi all’ideologia separatista basca. Il Carlismo, infatti, incarna il più puro tradizionalismo cattolico e monarchico ed il suo ideario è sintetizzato nel motto «Dio, Patria, Fueros e Re», dove i Fueros rappresentano il diritto consuetudinario – che anche il Re deve osservare – e quindi il rispetto delle tradizioni giuridico-politiche locali. Di fatto un’ampia autonomia amministrativa, pur se all’interno della Patria e, naturalmente, della Religione (l’unica vera).

lunedì 26 novembre 2018

Il Carlismo

Francisco Elías de Tejada, Francisco Puy Munoz, Rafael Gambra Ciudad, Il Carlismo, «Collana di Studi Carlisti», 1, Solfanelli, Chieti 2018, p. 184, € 15

Don Carlos V! Chi era costui? Il nome “Don Carlos” suscita nel lettore di cultura italica più suggestioni letterarie e soprattutto musicali che storiche. La figura del primo figlio di Filippo II (volutamente falsata da Schiller in chiave antispagnola ed immortalata dall’opera lirica di Giuseppe Verdi) rischia di eclissare quella, ben più rilevante dal punto di vista storico e fondamentale da quello dottrinario, di Don Carlo Maria Isidoro di Borbone-Spagna, dal cui nome nasce il movimento politico, culturale e dottrinario che, fino ai nostri giorni è presente soprattutto in Spagna, ma anche nel resto del mondo.
Già, perché il Carlismo non è un movimento sorto per difendere i diritti dinastici di uno o di un altro pretendente, bensì per battersi in favore di un Ordine tradizionale, legato alla religione cattolica, alla monarchia tradizionale (cioè non liberale né assoluta), rispettoso della Terra dei padri (che non si identifica con la nazione) e dei diritti tradizionali di ciascuna terra (la Corona spagnola, tanto spesso calunniata, manteneva intatte le diverse leggi di ciascun Regno, senza imporre una legislazione “sovranazionale”, come pretende di fare adesso la Comunità Europea).

domenica 23 settembre 2018

Enrico Maria Radaelli, A
l cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo

Recensione di Corax Anglicus


Il Pontefice Benedetto XVI è stato senza dubbio un papa amabile, e giustamente amato da gran parte dell’orbe cattolico. L’inoppugnabile integrità personale, la figura veneranda, il volto sereno, il sorriso buono, l’indole, pare, mite, la fama stessa di insigne teologo, vedremo quanto meritata, gli hanno indubitabilmente accattivato gli animi e a buon diritto conquistato il rispetto e l’amore del suo gregge. Il suo atteggiamento equilibrato, fin da prefetto dell’ex Santo Uffizio, un po meno bonariamente indulgente verso i novatori neomodernisti, un po’ meno inflessibile verso i cattolici leali amici della Tradizione; la sua lotta indefessa, da Pontefice, contro l’indifferentismo; il suo stesso rispetto per la Tradizione e le tradizioni della Chiesa e per il latino, sua propria lingua; quel minimo di pompa rispolverato per adornare le solenni cerimonie del maggior tempio del mondo; il veramente generoso motu proprio a sostegno della Messa cosiddetta tridentina; unito agli attacchi martellanti della stampa secolare e alle critiche dei cosiddetti progressisti; lo hanno fatto apparire agli occhi delle anime timorate un vero e proprio campione dell’ortodossia e ne fanno tuttora da molti sinceramente rimpiangere il pontificato. 

martedì 27 febbraio 2018

Finalmente in lingua italiana gli “Escolios” di Gómez Dávila in versione integrale

Nicolás Gómez Dávila, Escolios a un texto implícito, Gog, Roma 2017, p. 440, € 15

«Gómez Dávila non è politicamente scorretto, ma di più, metafisicamente scorretto, con eleganza». La massima di Marcello Veneziani a proposito dello scrittore colombiano Nicolás Gómez Dávila (Bogotà, 18 maggio 1913 – 17 maggio 1994) potrebbe provenire da uno degli innumerevoli Escolios a un texto implícito che la coraggiosa casa editrice romana Gog ha iniziato a riprodurre integralmente. Opera in cinque volumi apparsi tra il 1977 e il 1992, di cui il pubblico di lingua italiana ha potuto assaporare solo tre brevi antologie, due delle quali pubblicate da Adelphi (In margine a un testo implicito, Milano 2001; Tra poche parole, 2007) e una da Ar (Pensieri antimoderni, Padova-Salerno 2008), sarà editorialmente completata con uscite previste ogni sei mesi.
Etichettato – non senza una certa faciloneria – come “il Nietzsche della Colombia” o un “Cioran più salubre e meno nichilista”, Gómez Dávila fu quello che si può definire – ed egli stesso si definiva – un reazionario puro.

martedì 17 ottobre 2017

Il palindromo di Maurensig

Il palindromo di Maurensig


Leggo un romanzo di Paolo Maurensig, L’oro degli immortali, interessante anche se non all’altezza delle sue opere migliori – un po’ troppo commerciale, oserei dire – e mi imbatto in una frase:
Osservai la soglia, che recava il solito palindromo: Si sedes non Is, ovvero «Se siedi non procedi», ma anche «Se non siedi procedi».[1]
Storco un po’ il naso: possibile che un autore raffinato come Maurensig possa incappare in un errore simile, utilizzando il termine palindromo (parole che lette al contrario mantengono lo stesso significato) al posto di bifronte (parole che lette al contrario hanno senso compiuto, ma diverso)?