lunedì 24 agosto 2026

Il Gran Bé: l’ultimo desiderio di Chateaubriand

 di Edoardo Rosa



Chateaubriand ritratto da Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson 
(particolare del dipinto Chateaubriand che medita sulle rovine di Roma)


Una bianca croce si staglia sull’Oceano Atlantico e guarda in faccia la Gran Bretagna, accanto una lapide: “Un grand écrivain français a voulu reposer ici pour n'y entendre que la mer et le vent. Passant, respecte sa dernière volonté” (Un grande scrittore francese volle riposarsi qui per poter sentire solo il mare e il vento. Passando, rispetta la sua ultima volontà).
È sull’isolotto del Grand Bé, di fronte alla città di Saint-Malo, in Bretagna, che sorge la tomba di Chateaubriand, austera e malinconica come la sua vita; raggiungibile soltanto quando la bassa marea libera il passaggio, essa appare e scompare quasi al ritmo del mare.
Isolata ma molto frequentata, ci fa riflettere sul vissuto del grande politico legittimista: un’esistenza travagliata, di tragedie personali, esili forzati e di gravi lutti causati dalla furia rivoluzionaria che seminò strage nell’aristocrazia francese.
La malinconia fu una costante nella vita di Chateaubriand dall’infanzia solitaria trascorsa lontano dai genitori e passata nel castello di Combourg (“È nei boschi di Combourg che cominciai a sentire i primi sintomi di quella noia che ho trascinato per tutta la vita, di quella tristezza che è stata il mio tormento e la mia felicità.” cit.) agli anni durissimi della rivoluzione, in cui vide la sua terra dilaniata da uno scontro fratricida che alcuni storici non esitano a definire genocidio franco-francese.
Tuttavia, quell’isolotto, così proteso sull’Oceano, testimonia anche la predilezione per l’avventura e la volontà di conoscere coste e territori inesplorati da parte del romanziere bretone.
Amava infatti definire l’esperienza del viaggio in mare in questi termini: “È difficile per coloro che non hanno mai navigato farsi un’idea dei sentimenti che si provano quando, dalla nave, non si vede tutt’intorno che il volto severo dell’abisso. Nella vita pericolosa del marinaio vi è un’indipendenza che deriva dall’assenza della terra: sulla riva si lasciano le passioni degli uomini.”
Fu proprio il viaggio in mare e il contatto con una natura indomita a risvegliare in Chateaubriand il sentimento romantico, che egli espresse magnificamente in René, scritto nel 1802: “Alzatevi presto, tempeste desiderate, che dovete trasportare René negli spazi di un’altra vita!”.
Fu questo spirito misto a un senso di disillusione e tristezza sui destini della Francia rivoluzionaria che lo portò a solcare le acque ed approdare nel nuovo mondo, come d’altronde già fecero molti illustri bretoni, dallo scopritore del Quebec Jacques Cartier al corsaro René Duguay-Trouin.
Ammaliato dalla natura selvaggia americana, affermava nel suo libro Viaggio in America: “Man mano che la canoa avanza, si aprono nuove scene e nuovi punti di vista.” E ancora: “Le foreste dell’America sono una sorta di tempio nel quale la natura si compiace di dispiegare tutta la sua magnificenza.”
L’esperienza nell’Eden americano finì presto quando il 10 agosto 1792 cadde la monarchia francese, Chateaubriand sentì dunque il dovere patriottico di intervenire per porre fine alle barbarie giacobine: “Ero partito per l’America con l’intenzione di scoprire il passaggio a nord-ovest; gli avvenimenti di Francia cambiarono i miei progetti.”
Si arruolò a Coblenza nell’esercito degli emigrati, i nobili francesi controrivoluzionari comandati da Luigi Giuseppe di Borbone-Condé.
Anche la sua esperienza militare, tuttavia durò poco; ferito a Thionville nel 1792, Chateaubriand ricorda poi la rotta dopo la sconfitta di Valmy nelle Memorie parlando principalmente dell’asprezza della vita da soldato: “Marciavamo senza scarpe, senza vestiti, senza viveri; eravamo esausti per la fatica e la miseria.”
Per sfuggire alle leggi del Terrore rivoluzionario decide infine di autoesiliarsi in Inghilterra, dove fu costretto a vivere separato dall’amata moglie Celeste.
Il soggiorno inglese si rivela uno dei periodi più tragici della vita dello scrittore, assiste infatti impotente all’esecuzione da parte del tribunale rivoluzionario del fratello maggiore Jean-Baptiste-Auguste, della cognata Aline e alla prigionia della moglie Celeste, di due sue sorelle: Lucile e Julie e della madre Apoline.
Lo sconforto generato nell’animo di Chateaubriand per la perdita dei suoi familiari e in particolare di suo fratello fu immenso e lo descrisse con le seguenti parole: “I miei occhi indeboliti mi permettevano a malapena di distinguere i lineamenti di mio fratello; credevo che quelle tenebre provenissero da me, ed erano invece le ombre che l’Eternità stendeva intorno a lui: senza saperlo, ci vedevamo per l’ultima volta”.
Fu proprio la tragedia causata dalla rivoluzione che come affermava: “aveva distrutto tutto” attorno a lui e la morte della madre nel 1798 che lo convinse a convertirsi al Cristianesimo. “Non mi ripresi da questo turbamento se non quando mi venne l’idea di espiare la mia prima opera attraverso un’opera religiosa: tale fu l'origine del Génie du Christianisme.”
Il Génie du Christianisme divenne una delle opere più importanti di Chateaubriand e uno dei testi fondamentali della rinascita dell’interesse per il Cristianesimo nella Francia post-rivoluzionaria.
Contemplando l’immensità di Dio e del suo creato Chateaubriand si liberò dal suo dolore: “Dio dei cristiani! È soprattutto nelle acque dell’abisso e nelle profondità dei cieli che hai impresso con forza i tratti della tua onnipotenza: milioni di stelle che raggiano nell’azzurro oscuro della volta celeste, la luna in mezzo al firmamento, un mare senza rive, l’infinito nel cielo e sulle onde!”
Forse non è un caso che Chateaubriand abbia scelto proprio il mare come ultimo interlocutore. Dopo aver attraversato l’Atlantico, conosciuto l’esilio, visto crollare il mondo della sua giovinezza e ritrovato la fede nel dolore, volle che anche dopo la morte il rumore delle onde accompagnasse il suo riposo. Sul Grand Bé, il mare che aveva amato in vita divenne così quasi l’ultima voce della sua eternità.
Edoardo Rosa

domenica 23 agosto 2026

1870: Carlos VII ringrazia i popoli delle Asturie




Grazie alle Asturie per la loro entusiastica manifestazione di fedeltà e per il ricco dono che da questo momento adornerà il petto del Principe legittimo, che porta il titolo con cui fin dall’antichità il mondo conosce gli eredi della Corona di Spagna.
Con nobile orgoglio avete ricordato, e con imponderabile soddisfazione ho ascoltato, i fatti illuminanti che illustrano la storia della nobile terra delle Asturie.
Giudichi bene quando attribuisci allo spirito di religiosità e di indipendenza l’origine delle imprese che, in tempi memorabili, compirono i nostri illustri antenati. Questo spirito è quello che ancora, per grazia speciale di Dio e nonostante le rivoluzioni, vive e incoraggia il popolo spagnolo; è lui che ispira l’anima mia pensando alla gloriosa restaurazione che metterà fine ai grandi dolori che soffre oggi la mia amata Patria.
Carlos VII, La Faraz, 2 agosto 1870

[Traduzione di Edoardo Rosa]

giovedì 20 agosto 2026

Ruzante e il “diritto” di manipolare un classico?


di Boina Rossa

 


C’è una curiosa indignazione che si aggira per i giornali e sulla rete ogni volta che qualcuno osa mettere mano a un classico. Il classico, almeno in alcuni casi, pare intoccabile. Ma questa regola vale a singhiozzo. Perché a volte quando a essere toccato è un testo che, pur appartenendo al patrimonio della nostra provincia, in realtà conosciamo poco, allora il rispetto per la tradizione si trasforma rapidamente in libertà, non tanto creativa o di contaminazione, quanto di riscrittura integrale…se non si vuol parlare direttamente di demolizione.

domenica 16 agosto 2026

Premio Letterario del Zocco - I edizione


La Confraternita del Zocco, attiva a Grisignano dal 1985 nella valorizzazione della storia, della letteratura e delle tradizioni venete, indice la prima edizione del Premio Letterario del Zocco. In questa prima edizione il concorso è dedicato alla poesia  inedita in lingua veneta.


Per leggere e scaricare il bando:

https://www.alzocco.it/wp-content/uploads/2026/06/BANDO-PREMIO-LETTERARIO-DEL-ZOCCO-PRIMA-EDIZIONE.pdf

sabato 15 agosto 2026

Proposta di intitolazione a Giuseppe Sacchetti di un nuovo ponte padovano




Nella Solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria, condividiamo con i nostri lettori la proposta avanzata dalla vicentina Confraternita del Zocco al Comune di Padova per l'intitolazione di un nuovo ponte tranviario al giornalista patavino Giuseppe Sacchetti.
Ecco il testo della lettera:

venerdì 14 agosto 2026

Conservatorismo e tradizionalismo in Russia



Interessanti nuove ci giungono dagli amici legittimisti russi. 

Il video che seguirà, intitolato Le idee conservatrici in Russia, è stato realizzato dalla redazione di Paradossi del Tempo; in esso si affrontano i rapporti tra conservatorismo e tradizionalismo nella Russia contemporanea, con particolare attenzione alle loro prospettive divergenti e soprattutto al loro significato nel dibattito culturale e politico odierno.

La discussione politica vede la partecipazione del Professor Minakov e nasce da un interessante confronto sui significati e sulle differenze tra i concetti di «conservatorismo» e «tradizionalismo», stimolato anche da alcuni interventi apparsi sulla nostra rivista riguardanti l'incompatibilità tra le due posizioni di pensiero.

Si tratta di un contributo utile per comprendere meglio il pensiero conservatore e tradizionalista russo e il loro rispettivi ruoli nel panorama intellettuale contemporaneo.

Ecco il collegamento al video da youtube:
https://www.youtube.com/watch?v=nSBihjKJomE&t=6s

E da VK:

Purtroppo dall'inizio dell'operazione militare speciale russa in Europa orientale, molti canali youtube sono stati bloccati, limitati od oscurati con l'evidente fine di nascondere ai cosiddetti "occidentali" ogni opinione discordante con il dettato atlantista.
Anche noi (che non ci consideriamo affatto "occidentali"), con le nostre poche forze, cerchiamo di opporci a queste strategie e di continuare a fare informazione.
La Redazione               

giovedì 13 agosto 2026

Il passato… e il futuro!




Dal 13 agosto 2026, Ernesto il disingannato cambia Direttore.
Nata nel 2017 per iniziativa del Professor Gianandrea de Antonellis, che ne è stato ideatore e Direttore, la nostra rivista digitale ha rappresentato in questi anni uno spazio di riflessione e approfondimento dedicato alla tradizione, al legittimismo e al pensiero carlista. Al Professore – che dirige anche la Collana di Studi Carlisti delle Edizioni Solfanelli – va innanzitutto la nostra gratitudine per aver dato vita a questo progetto, e per averne indicato con chiarezza l’orizzonte e la via da percorrere. 
Il nome stesso che egli scelse per la rivista richiama un’opera singolare della letteratura napoletana dell’Ottocento: Ernesto il disingannato, considerato il primo romanzo borbonico nel panorama italiano, pubblicato originariamente a puntate tra il 1873 e il 1874 sulle pagine del mitico giornale partenopeo Il Trovatore.
In questo romanzo popolare il protagonista, dopo aver sperimentato sulla propria pelle l’inganno del liberalismo e delle società segrete del suo tempo, giunge a un nuovo giudizio sulla realtà e impegna tutte le proprie risorse al servizio del Carlismo. Non è casuale, dunque, che proprio questo titolo sia stato scelto per una pubblicazione che vuole contribuire, nel suo piccolo, a vedere oltre le illusioni del presente.
Per Ernesto il disingannato cambia il Direttore quindi, ma non la direzione da seguire…
Oggi raccolgo il testimone con senso di responsabilità e con la volontà di proseguire questa esperienza senza smarrirne l’identità. Ovviamente, Ernesto il disingannato è e resta legato al Circolo Carlista Generale Borges di Napoli, fedele a SAR Don Sisto Enrico di Borbone, e si impegnerà a mantenere vivo uno sguardo autenticamente tradizionalista sulla realtà, aprendosi come sempre alle questioni culturali, storiche e politiche che interrogano il nostro presente (e il nostro futuro…).
Il nostro riferimento rimane lo stesso di sempre, il quadrilemma carlista: Dios, Patria, Fueros y Rey. Quattro parole che riassumono la nostra concezione organica della comunità, della politica e della libertà, fondata sulla Religione, sulle autonomie concrete dei corpi sociali, sulla legittimità e sulla continuità storica. Dio, Patria, Governo Legittimo e Libertà vera: Libertà Municipale.
Con questo spirito, Ernesto il disingannato prosegue il suo percorso. Sempre con umiltà, ma anche con la ferma intenzione di smontare e contestare le mode e le manie "del momento": per continuare a cercare la Verità, riconoscere gli inganni e, soprattutto, non dimenticare da dove veniamo e verso quale Bene dobbiamo tendere.

Dios, Patria, Fueros y Rey!

Riccardo Pasqualin

Membro del Circolo Carlista Generale Borges