Per comprendere la concezione dell’impero e dell’imperialismo nel pensiero di Julius Evola può essere utile la lettura di alcuni suoi scritti solitamente trascurati dai più: gli articoli de «La Torre», quindicinale romano da lui fondato nel 1930 e sopravvissuto per solo dieci numeri.
L’obiettivo della testata era quello di indicare agli italiani quale fosse il “vero tradizionalismo” (dal punto di vista di Evola e dei suoi sodali) e di influenzare almeno una parte degli intellettuali fascisti con la speranza di riorientare il regime. Smessi temporaneamente i panni dell’occultista, il filosofo criticò sia l’ostentato provincialismo di Strapaese che il modernismo futurista, i quali rappresentavano allora due estremi della cultura fascista.
Secondo Evola, il fascismo “ufficiale” era troppo nazionalista e troppo poco impegnato nel ristabilimento della “tradizione”, due attacchi che costituiscono un dato fondamentale per la visione “imperialista” di Evola.
