martedì 19 ottobre 2021

Vaccinarsi, ma contro il virus dell’autodistruzione

Vaccinarsi, ma contro il virus dellautodistruzione


È superfluo ricordare come nel dopoguerra, nella Penisola, i partiti si siano di fatto divisi gli ambiti di influenza in maniera netta: la cultura divenne appannaggio delle forze di sinistra (che così prepararono la loro ascesa), mentre la destra scelse la politica, come attraversata da una tendenza autolesionista. In un dibattito del 1981, Enrico Opocher (1914-2004) ha dichiarato che il paese non ha mai avuto «una destra decente»: segnalando che quella “presentabile” era al massimo una destra «puramente economica», orientata alla difesa di determinati interessi (Culture di destra, in «Schema», n. 7, settembre 1981). Già in quel confronto, però, è emerso come i linguaggi della destra e della sinistra talvolta si confondessero, e da almeno un decennio a questa parte cè chi sostiene che le due categorie sono crollate e oramai superate (nel 1981 Carl Schmitt era letto da sinistra e ora Pasolini è reinterpretato da destra). Altresì, parlare di “sinistra” nei confronti dei movimenti politico-ideologici egemoni nellodierna Europa e negli Stati Uniti non ha ormai senso, mentre va adottata la categoria del nuovo progressismo. È sopravvissuta però lidea settaria di partito nella sua accezione moderna, quella che ha acquistato a partire dalla rivoluzione francese, con le società di pensiero: i “piccoli popoli politici” che identificò Elías de Tejada (cfr. Gianni Turco, Partito e Comunità, in «LAlfiere», Dicembre 2019).

sabato 9 ottobre 2021

Qualche vetero-comunista italico sorride ai talebani

 

Qualche vetero-comunista italico
sorride ai talebani


Come tradizionalisti lo ripetiamo spesso: ogni nuova rivoluzione travolge anche i fomentatori delle rivoluzioni precedenti. Dovrebbero rendersene conto anche i vecchi comunisti italici, ormai considerati “reazionari” dai progressisti arcobaleno.

Premesso ciò, per quanto nella Penisola il vetero-comunismo abbia perso moltissimo peso politico negli ultimi decenni, in alcuni frangenti esso continua ancora ad inquinare il dibattito pubblico con proposte e uscite infelici. Tra queste trovate balzane rientra anche il sostegno dimostrato allAzerbaigian durante la guerra contro gli armeni nel 2020 da parte di sparuti gruppuscoli di marxisti nostrani, ingannati probabilmente dai trascorsi sovietici della famiglia Aliyev.

La scelta di posizioni simili (invero risibili) da parte di chi è ormai quasi privo di punti di riferimento non deve stupire: inspiegabilmente alcuni comunisti italiani hanno finito persino per rivolgere le loro simpatie verso la Turchia di Erdoğan e i talebani dellAfghanistan.

venerdì 1 ottobre 2021

Il Portastendardo di Civitella del Tronto n. 4

 

Cattolici senza aggettivi e senza compromessi con la modernità




Il giornalista bolognese Giovanbattista Cassoni (1830-1919), che fu attivo nella seconda metà del XIX secolo e che terminò la carriera come direttore de L’Osservatore Romano, definì i cattolici liberali «i nostri fratelli separati dalla modernità».
Il liberalismo, infatti, dopo essere stato condannato dalla Chiesa, fu obbligato ad alcune precauzioni prendendo nuove formule, capaci di sfuggire alle censure romane. Una di queste nuove formule fu l’Americanismo, il quale modificò l’approccio a determinate tesi, ma restò coriaceo nelle vecchie convinzioni.
Con l’Americanismo non c’era più la necessità di affermare che era doverosa la riconciliazione tra Chiesa e sovversione. Non si doveva più nemmeno parlare di Rivoluzione: al suo posto si doveva utilizzare l’espressione civiltà moderna.

sabato 11 settembre 2021

Il Portastendardo di Civitella del Tronto n. 3

La concezione cristiana della vita pubblica




Per scaricare il numero completo della Lettera, cliccare qui


Nell’assurdo tentativo di emanciparsi da Dio, la società civile del nostro tempo ha respinto il soprannaturale e la rivelazione divina sottraendosi così alla efficacia vivificante della Grazia, che resta in ogni tempo la più grande garanzia dell’ordine, il più potente vincolo di fraternità tra gli uomini.
La pretesa che non esiste alcun vincolo tra l’uomo, lo Stato e Dio, Creatore e legislatore supremo, è totalmente contraria al Diritto naturale. Come lo è la credenza che sia lecito nella vita politica separarsi dai precetti divini e legiferare senza tener conto di questi. Ecco l’errore più grande del nostro tempo. Errore dal quale derivano, a catena, i restanti errori nella politica.
È un grave errore cercare la norma costituzionale della vita politica fuori dalla dottrina della Chiesa; oppure costruire le istituzioni della società civile, tracciare l’ordinamento giuridico o dettare le leggi fondamentali senza tenerne conto. A partire da poco più di due secoli la maggior parte delle dottrine politiche e dei sistemi politici che continuano a svilupparsi nel nostro tempo sono caduti in tale errore. Il razionalismo, il laicismo, il liberalismo, la massoneria, il materialismo, i nazionalismi, il totalitarismo, il comunismo, il socialismo, la democrazia liberale o borghese sono puntualmente falliti nel loro tentativo di costruire una società senza Dio.

domenica 1 agosto 2021

Il Portastendardo di Civitella del Tronto, Lettera n. 2

Ripartiamo da Giambattista Vico

Per scaricare il numero completo della Lettera, cliccare sul collegamento sottostante:


San Pio X affermò che i veri amici del popolo sono i tradizionalisti. Noi, in quanto dichiaratamente tradizionalisti, vogliamo dare sostanza dottrinale a questo termine e perciò ripartiamo da Vico perché la battaglia per la rinascita tradizionalista trova nella filosofia vichiana il punto di riferimento essenziale da cui partire.

Vico, maestro e guida del tradizionalismo, individuò i gravi errori che erano stati prodotti lungo la storia della decadenza. Fra questi gravi errori primeggiavano la decisione di negare la regalità divina sul mondo, la decisione di scegliere l’empietà e la disperazione integrale.

Per noi tradizionalisti, le risposte di Vico, coerenti con la teologia della Controriforma cattolica, costituiscono le puntali risposte alle contraddizioni del “democraticamente corretto”. Vico fu l’ultimo paladino della Controriforma, l’ultimo alfiere della concezione cattolica del mondo e della vita. Egli lottò esclusivamente per verità teologiche cattoliche e perciò universali. Negò l’astrattezza del giusnaturalismo protestante nonché l’egemonia e il predomino del vuoto formalismo, rivendicando i risultati dell’agire umano che fa la storia.

sabato 17 luglio 2021

Il Marocco e i paradossi dei progressisti italici

Il progressista è una creatura bizzarra, ama presentarsi come il più buono tra gli uomini e il difensore degli oppressi, ma, ligio alla logica di Machiavelli, pone sempre i suoi interessi elettorali ed economici davanti alla sua stessa coerenza.

In questi giorni nel Veneto alcuni musulmani vicini al Partito Democratico si sono dichiarati contrari al Ddl Zan. Il sodalizio è finito? I vecchi amici hanno litigato?

I progressisti italici più informati rischiano di andare seriamente in confusione, ma fino ad ora la loro risposta alla “defezione islamica” è stata il silenzio. Davvero nessuno tra loro aveva immaginato di essersi allevato una serpe in seno?

sabato 3 luglio 2021

Il Portastendardo di Civitella del Tronto, Lettera n. 1


 Per scaricare il numero completo della Lettera, cliccare sul collegamento sottostante:

Il Portastendardo di Civitella del Tronto 01

 

 Civitella del Tronto, la Montejurra italica


Correva l’anno 1956 quando il professor Francisco Elías de Tejada giunse a Napoli con lo scopo di approfondire la tradizione napoletana. Vi restò sette anni sentendosi erede dello spirito della vera Napoli. Il risultato intellettuale che ne venne fuori fu il Napoles hispánico in cinque volumi, in questi ultimi anni interamente tradotto dalla benemerita casa editrice Controcorrente, unitamente ad un sesto volume contenente il sommario, l’indice dei nomi e quattro saggi curati da Miguel Ayuso, Francesco Maurizio Di Giovine, Gianandrea de Antonellis e Giovanni Turco che permettono di comprendere l’importanza della riscoperta della storia e del valore del periodo ispanico.