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venerdì 1 ottobre 2021

Il Portastendardo di Civitella del Tronto n. 4

 

Cattolici senza aggettivi e senza compromessi con la modernità




Il giornalista bolognese Giovanbattista Cassoni (1830-1919), che fu attivo nella seconda metà del XIX secolo e che terminò la carriera come direttore de L’Osservatore Romano, definì i cattolici liberali «i nostri fratelli separati dalla modernità».
Il liberalismo, infatti, dopo essere stato condannato dalla Chiesa, fu obbligato ad alcune precauzioni prendendo nuove formule, capaci di sfuggire alle censure romane. Una di queste nuove formule fu l’Americanismo, il quale modificò l’approccio a determinate tesi, ma restò coriaceo nelle vecchie convinzioni.
Con l’Americanismo non c’era più la necessità di affermare che era doverosa la riconciliazione tra Chiesa e sovversione. Non si doveva più nemmeno parlare di Rivoluzione: al suo posto si doveva utilizzare l’espressione civiltà moderna.

sabato 11 settembre 2021

Il Portastendardo di Civitella del Tronto n. 3

La concezione cristiana della vita pubblica




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Nell’assurdo tentativo di emanciparsi da Dio, la società civile del nostro tempo ha respinto il soprannaturale e la rivelazione divina sottraendosi così alla efficacia vivificante della Grazia, che resta in ogni tempo la più grande garanzia dell’ordine, il più potente vincolo di fraternità tra gli uomini.
La pretesa che non esiste alcun vincolo tra l’uomo, lo Stato e Dio, Creatore e legislatore supremo, è totalmente contraria al Diritto naturale. Come lo è la credenza che sia lecito nella vita politica separarsi dai precetti divini e legiferare senza tener conto di questi. Ecco l’errore più grande del nostro tempo. Errore dal quale derivano, a catena, i restanti errori nella politica.
È un grave errore cercare la norma costituzionale della vita politica fuori dalla dottrina della Chiesa; oppure costruire le istituzioni della società civile, tracciare l’ordinamento giuridico o dettare le leggi fondamentali senza tenerne conto. A partire da poco più di due secoli la maggior parte delle dottrine politiche e dei sistemi politici che continuano a svilupparsi nel nostro tempo sono caduti in tale errore. Il razionalismo, il laicismo, il liberalismo, la massoneria, il materialismo, i nazionalismi, il totalitarismo, il comunismo, il socialismo, la democrazia liberale o borghese sono puntualmente falliti nel loro tentativo di costruire una società senza Dio.

domenica 1 agosto 2021

Il Portastendardo di Civitella del Tronto, Lettera n. 2

Ripartiamo da Giambattista Vico

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San Pio X affermò che i veri amici del popolo sono i tradizionalisti. Noi, in quanto dichiaratamente tradizionalisti, vogliamo dare sostanza dottrinale a questo termine e perciò ripartiamo da Vico perché la battaglia per la rinascita tradizionalista trova nella filosofia vichiana il punto di riferimento essenziale da cui partire.

Vico, maestro e guida del tradizionalismo, individuò i gravi errori che erano stati prodotti lungo la storia della decadenza. Fra questi gravi errori primeggiavano la decisione di negare la regalità divina sul mondo, la decisione di scegliere l’empietà e la disperazione integrale.

Per noi tradizionalisti, le risposte di Vico, coerenti con la teologia della Controriforma cattolica, costituiscono le puntali risposte alle contraddizioni del “democraticamente corretto”. Vico fu l’ultimo paladino della Controriforma, l’ultimo alfiere della concezione cattolica del mondo e della vita. Egli lottò esclusivamente per verità teologiche cattoliche e perciò universali. Negò l’astrattezza del giusnaturalismo protestante nonché l’egemonia e il predomino del vuoto formalismo, rivendicando i risultati dell’agire umano che fa la storia.

sabato 3 luglio 2021

Il Portastendardo di Civitella del Tronto, Lettera n. 1


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Il Portastendardo di Civitella del Tronto 01

 

 Civitella del Tronto, la Montejurra italica


Correva l’anno 1956 quando il professor Francisco Elías de Tejada giunse a Napoli con lo scopo di approfondire la tradizione napoletana. Vi restò sette anni sentendosi erede dello spirito della vera Napoli. Il risultato intellettuale che ne venne fuori fu il Napoles hispánico in cinque volumi, in questi ultimi anni interamente tradotto dalla benemerita casa editrice Controcorrente, unitamente ad un sesto volume contenente il sommario, l’indice dei nomi e quattro saggi curati da Miguel Ayuso, Francesco Maurizio Di Giovine, Gianandrea de Antonellis e Giovanni Turco che permettono di comprendere l’importanza della riscoperta della storia e del valore del periodo ispanico.