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giovedì 30 giugno 2022

In morte di L.C. de Lamoriciere

IN MORTE DI L.C. DE LAMORICIERE

Canzone di Alessio de Besi



PREMESSA

Il testo poetico del giornalista cattolico padovano Alessio de Besi (1842-1893), che oggi riproponiamo al pubblico contemporaneo, fu stampato dai Tipi del Seminario di Padova nel 1866. Si tratta di una canzone dedicata al mitico ufficiale francese Christophe Louis Léon Juchault de Lamoricière (Nantes, 5 settembre 1806-Prouzel, 11 settembre 1865), che creò il corpo degli zuavi pontifici su richiesta di Monsignor Federico Francesco Saverio de Mérode (1820-1874).

sabato 19 settembre 2020

Gli Zuavi Pontifici e i loro nemici


Recensione al saggio

Francesco Maurizio Di GiovineGli Zuavi Pontifici e i loro nemici, Solfanelli, Chieti 2020, p. 364, € 24   

Molte strade della Penisola italica sono intitolate al 20 (o XX) Settembre, data che segna l’entrata delle truppe italiane a Roma nel 1870 dalla celebre “breccia” di Porta Pia. Esiste anche una nutrita serie di opere pittoriche e scultoree che ricorda questa “impresa” dei bersaglieri (per inciso: quelli che Carlo Alianello avrebbe definito «le SS dell’Ottocento» nel suo La conquista del Sud a causa del loro comportamento nei confronti della popolazione civile meridionale durante la repressione del cosiddetto “brigantaggio” antiunitario). Ma affinché la conquista di Roma possa essere considerata una vera “impresa” e non una semplice esercitazione o, come si dice in casi simili, una “passeggiata militare”, sono necessari ameno due elementi: a) che i bersaglieri abbiano trovato una resistenza e b) che questa abbia avuto un certo peso.

Eppure, il 20 Settembre e la breccia di Porta Pia, sono sempre intesi, nell’immaginario collettivo prevalente, come un colpo di mano di Lamarmora, che si decise a penetrare nella Città Santa quasi nonostante gli ordini pacifici contrari del suo comando, conducendo una brillante e coraggiosa Operazione Militare che avrebbe cambiato la Storia della Patria (il tutto rigidamente scritto con le maiuscole).

Insomma, sembra che i soldati italiani si siano limitati a far brillare la carica che aprì il varco nelle mura romane e a mettere il governo piemontese, timoroso della Francia, di fronte al fatto compiuto.

Però, se fin dal primo momento tale impresa da artificieri è stata esaltata, evidentemente essa doveva aver trovato una notevole resistenza da parte dell’esercito pontificio. E così fu, infatti: le cronache riportano 32 morti e 143 feriti da parte italiana e circa la metà (15 morti e 68 feriti) da parte pontificia, nonostante l’esercito papalino contasse meno di un quarto di uomini di quello invasore (15.000 contro 65.000) . Eppure, chi compì tale eroica resistenza è stato (volutamente) dimenticato, almeno dalla storiografia dei vincitori.