di Fausto Bocca
Aggressione da parte di un cane, ex voto, 1903
(Convento di San Matteo, San Marco in Lamis, FG)
È tempo che si
discuta seriamente sull’introduzione di un patentino di idoneità per i
proprietari dei cani.
Secondo quanto riportato recentemente dal Mattino di Padova (Luca Preziusi, 10 maggio 2024), nel capoluogo euganeo il numero dei cani avrebbe superato quello dei bambini. Al di là del dato statistico e tacendo ogni giudizio morale, il fenomeno racconta un quadro preoccupante: i cani occupano uno spazio sempre maggiore nelle città e stanno sostituendo le famiglie – la riproduzione incontrollata di questi animali da compagnia potrebbe anche avere effetti gravi. Già oggi alla crescita esponenziale del numero degli animali non corrisponde consapevolezza diffusa nei proprietari, non di rado del tutto inadatti al loro ruolo.
Non basta dire di “amare gli animali” per essere automaticamente in grado di gestirli, possedere un cane è una responsabilità.
Un cane non è un semplice accessorio, né un giocattolo, né un modo per riempire la solitudine: è una bestia che richiede tempo, educazione, cure veterinarie, risorse economiche e capacità di comprendere il suo comportamento. Non essendo creature raziocinanti e dotate della concezione del bene e del male, i cani – anche senza alcun preavviso – possono diventare improvvisamente pericolosi per gli ecosistemi, per i propri padroni e per gli sconosciuti.
C'è innanzitutto il problema del decoro urbano: deiezioni non raccolte, animali lasciati vagare, guinzagli utilizzati in modo scorretto e conflitti negli spazi pubblici sono problemi ben noti a tutti, ma c'è anche una questione più immediata e grave: quella della sicurezza. Le aggressioni canine possono avere conseguenze serissime e dimostrano che la gestione responsabile di un animale non può essere considerata una questione esclusivamente privata. Si stima che ci siano circa 70.000 aggressioni da parte di cani all’anno in Italia, con circa 50.000-70.000 persone morse – cifre superiori a quelle che riguardano i tanto temuti lupi e orsi. Circa 10 persone all’anno in Italia perdono la vita a causa di attacchi di cani, con una percentuale significativa di bambini. Mentre le fonti concordano sul fatto che non ci sono state vittime mortali di lupo in Italia nell’era contemporanea.
Il principio dovrebbe essere semplice: nello spazio pubblico il cane deve essere sotto il controllo effettivo del proprietario. Qualcuno crede ancora che in fondo basterebbe rispettare le norme sul guinzaglio, utilizzare correttamente gli spazi destinati agli animali e impedire che un cane possa avvicinarsi liberamente a persone, altri animali domestici o fauna selvatica, ma evidentemente tutto ciò non è più sufficiente. La presunta “libertà” del cane non può trasformarsi nella limitazione della libertà degli altri esseri viventi.
Un cane lasciato correre senza controllo in un’area naturale può inseguire, disturbare o predare animali selvatici. E non si può dimenticare di tenere in considerazione l’impronta ambientale di bestie che mangiano molta carne, ma sono nei fatti quasi del tutto improduttive (escludiamo i cani da pastore, i cani da guardia, i cani da tartufo, i cani guida dei ciechi e quelli delle forze dell’ordine).
Un gran numero di cani comporta un forte consumo di risorse: la loro alimentazione ha un’impronta ambientale che non dovrebbe essere ignorata nel momento in cui si discute coerentemente di sostenibilità.
La crescente presenza di questi animali domestici ha un costo materiale ed ecologico niente affatto indifferente.
A fronte di questi problemi, perché allora non introdurre un “patentino di idoneità” alla detenzione di cani?
Da troppo tempo sarebbe giunto il momento di parlarne seriamente e senza pregiudizi. Chi desidera acquistare un cane potrebbe essere chiamato a frequentare un corso obbligatorio e a superare un esame sulle principali responsabilità che riguardano il proprietario: comportamento, gestione quotidiana, prevenzione delle aggressioni, obblighi sanitari, norme sulla circolazione negli spazi pubblici, gestione delle deiezioni, rapporto con bambini, persone fragili e tutela della fauna. Ovviamente per determinate razze o per cani che presentano particolari caratteristiche comportamentali potrebbe inoltre essere previsto un percorso formativo più approfondito.
Come tutto in Italia, il patentino avrebbe senso soltanto se accompagnato da controlli effettivi. Ci vorrebbero un’anagrafe canina aggiornata, un sistema di identificazione puntuale di tutti gli animali (che permetta anche di controllarne il numero), verifiche sul rispetto delle regole, sanzioni e sequestri per chi lascia i cani senza controllo. Per giunta, interventi tempestivi nei casi di maltrattamento o comportamento pericoloso dovrebbero diventare strumenti ordinari di prevenzione.
Anche la sterilizzazione dovrebbe essere maggiormente promossa come strumento di prevenzione del randagismo e delle nascite indesiderate, e andrebbe valutata l’introduzione di condizioni di obbligo.
I cani – incolpevoli come tutti gli animali – non sono solo portatori di problemi, ma anche delle vittime; casi di maltrattamento degli animali che emergono dalla cronaca – dicevamo –, compresi episodi estremamente gravi che vengono denunciati alle autorità, ricordano quanto sia importante intervenire prima che una situazione degeneri.
Secondo quanto riportato recentemente dal Mattino di Padova (Luca Preziusi, 10 maggio 2024), nel capoluogo euganeo il numero dei cani avrebbe superato quello dei bambini. Al di là del dato statistico e tacendo ogni giudizio morale, il fenomeno racconta un quadro preoccupante: i cani occupano uno spazio sempre maggiore nelle città e stanno sostituendo le famiglie – la riproduzione incontrollata di questi animali da compagnia potrebbe anche avere effetti gravi. Già oggi alla crescita esponenziale del numero degli animali non corrisponde consapevolezza diffusa nei proprietari, non di rado del tutto inadatti al loro ruolo.
Non basta dire di “amare gli animali” per essere automaticamente in grado di gestirli, possedere un cane è una responsabilità.
Un cane non è un semplice accessorio, né un giocattolo, né un modo per riempire la solitudine: è una bestia che richiede tempo, educazione, cure veterinarie, risorse economiche e capacità di comprendere il suo comportamento. Non essendo creature raziocinanti e dotate della concezione del bene e del male, i cani – anche senza alcun preavviso – possono diventare improvvisamente pericolosi per gli ecosistemi, per i propri padroni e per gli sconosciuti.
C'è innanzitutto il problema del decoro urbano: deiezioni non raccolte, animali lasciati vagare, guinzagli utilizzati in modo scorretto e conflitti negli spazi pubblici sono problemi ben noti a tutti, ma c'è anche una questione più immediata e grave: quella della sicurezza. Le aggressioni canine possono avere conseguenze serissime e dimostrano che la gestione responsabile di un animale non può essere considerata una questione esclusivamente privata. Si stima che ci siano circa 70.000 aggressioni da parte di cani all’anno in Italia, con circa 50.000-70.000 persone morse – cifre superiori a quelle che riguardano i tanto temuti lupi e orsi. Circa 10 persone all’anno in Italia perdono la vita a causa di attacchi di cani, con una percentuale significativa di bambini. Mentre le fonti concordano sul fatto che non ci sono state vittime mortali di lupo in Italia nell’era contemporanea.
Il principio dovrebbe essere semplice: nello spazio pubblico il cane deve essere sotto il controllo effettivo del proprietario. Qualcuno crede ancora che in fondo basterebbe rispettare le norme sul guinzaglio, utilizzare correttamente gli spazi destinati agli animali e impedire che un cane possa avvicinarsi liberamente a persone, altri animali domestici o fauna selvatica, ma evidentemente tutto ciò non è più sufficiente. La presunta “libertà” del cane non può trasformarsi nella limitazione della libertà degli altri esseri viventi.
Un cane lasciato correre senza controllo in un’area naturale può inseguire, disturbare o predare animali selvatici. E non si può dimenticare di tenere in considerazione l’impronta ambientale di bestie che mangiano molta carne, ma sono nei fatti quasi del tutto improduttive (escludiamo i cani da pastore, i cani da guardia, i cani da tartufo, i cani guida dei ciechi e quelli delle forze dell’ordine).
Un gran numero di cani comporta un forte consumo di risorse: la loro alimentazione ha un’impronta ambientale che non dovrebbe essere ignorata nel momento in cui si discute coerentemente di sostenibilità.
La crescente presenza di questi animali domestici ha un costo materiale ed ecologico niente affatto indifferente.
A fronte di questi problemi, perché allora non introdurre un “patentino di idoneità” alla detenzione di cani?
Da troppo tempo sarebbe giunto il momento di parlarne seriamente e senza pregiudizi. Chi desidera acquistare un cane potrebbe essere chiamato a frequentare un corso obbligatorio e a superare un esame sulle principali responsabilità che riguardano il proprietario: comportamento, gestione quotidiana, prevenzione delle aggressioni, obblighi sanitari, norme sulla circolazione negli spazi pubblici, gestione delle deiezioni, rapporto con bambini, persone fragili e tutela della fauna. Ovviamente per determinate razze o per cani che presentano particolari caratteristiche comportamentali potrebbe inoltre essere previsto un percorso formativo più approfondito.
Come tutto in Italia, il patentino avrebbe senso soltanto se accompagnato da controlli effettivi. Ci vorrebbero un’anagrafe canina aggiornata, un sistema di identificazione puntuale di tutti gli animali (che permetta anche di controllarne il numero), verifiche sul rispetto delle regole, sanzioni e sequestri per chi lascia i cani senza controllo. Per giunta, interventi tempestivi nei casi di maltrattamento o comportamento pericoloso dovrebbero diventare strumenti ordinari di prevenzione.
Anche la sterilizzazione dovrebbe essere maggiormente promossa come strumento di prevenzione del randagismo e delle nascite indesiderate, e andrebbe valutata l’introduzione di condizioni di obbligo.
I cani – incolpevoli come tutti gli animali – non sono solo portatori di problemi, ma anche delle vittime; casi di maltrattamento degli animali che emergono dalla cronaca – dicevamo –, compresi episodi estremamente gravi che vengono denunciati alle autorità, ricordano quanto sia importante intervenire prima che una situazione degeneri.
Per possedere
un cane dovrebbero occorrere delle motivazioni e delle condizioni adeguate. “Prendere
un cane” dovrebbe essere una scelta ponderata, non un acquisto impulsivo. Un animale
da compagnia è un essere vivente di non facile gestione, non un "diritto" privo
di conseguenze.
Un patentino, preceduto da formazione, accompagnato da controlli ferrei e sanzioni efficaci, potrebbe rappresentare uno strumento ragionevole per raggiungere un vero progresso.
Un patentino, preceduto da formazione, accompagnato da controlli ferrei e sanzioni efficaci, potrebbe rappresentare uno strumento ragionevole per raggiungere un vero progresso.
Fausto Bocca

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