Siamo in un mondo parallelo (sullo stile dell’espressamente citato La svastica sul sole, per intenderci, ma che prefigura sinistramente una ventura dittatura del gender) in cui la “sacralità” dell’istituzione del matrimonio omosessuale viene contrapposta all’immoralità dei costumi eterosessuali.
Al di là di quelle
che sono le vere intenzioni dell’autore – i romanzi non costituiscono una
sincera denuncia della dittatura del gender, anzi sono una spassionata difesa
della libertà di scelta attraverso l’inversione della realtà del recente
passato, attuata attraverso l’ipotesi del what if, ovvero “cosa
succederebbe se foste voi ad essere considerati diversi”; i numerosi
esergo “omofobi” lo suggeriscono durante tutta la lettura e i ringraziamenti finali
al PD e all’Arcigay lo confermano – l’elemento fondamentale sta nel disprezzo
per il termine naturale e per il concetto stesso di natura: «la
sessualità naturale, comune tra gli animali», è roba da bestie; gli uomini
devono elevarsi al di sopra di esse per motivi spirituali («L’amore più puro e
disinteressato, l’agape che si contrappone all’eros eterosessuale») e materiali
(«Se non avessero operato questa scelta, molto tempo fa, l’umanità avrebbe
finito per distruggere tutte le risorse del pianeta», sostiene un funzionario
del Ministero della Discendenza, addetto alla riproduzione artificiale della
vita – concessa, naturalmente – solo a coppie omosessuali salde e sane, per un
solo figlio ciascuna).
Il dato di fatto è
che solo l’unione tra un uomo e una donna può creare una nuova vita e solo l’unione
tra un uomo e una donna è “naturale”. Tutti i tentativi di inversione (il gioco
del pallone destinato alle sole ragazze, l’uncinetto e le bambole ai soli ragazzi;
questi portati anche nella scrittura all’eleganza e ai ghirigori, le altre
concrete e sintetiche) cozzano con la realtà. Infatti, anche nel matrimonio
omosessuale di questa Società dei Simili, ci si deve inventare comunque un
maschio e una femmina, un ruolo maschile e uno femminile, uno dominate e uno
passivo, il “coniuge” che lavora e quello che sta a casa (definiti erómenos
ed erastes nella coppia di uomini ed eispnelas ed aitesin in
quella delle donne).
Qui fallisce il “gioco”
di Bernasconi, che finisce per annoiare il lettore, proponendogli una lunga
lista di storielle di “invertiti” (soprattutto eterosessuali, ma c’è anche un
transessuale) con lo scoperto tentativo di far comprendere al lettore “normale”
(o meglio omofobo, ma sarebbe più corretto il termine miso-omo, che però
suona veramente male) quanto sia crudele nei confronti dei poveri “diversi”: in
un’altra società – lo avverte – ad essere discriminato potresti essere tu;
quasi che non esistesse un corredo genetico e la sessualità fosse determinata
solo dal fatto che da piccoli si riceva in regalo una scatola di soldatini o un
bambola…
E adesso, discriminatemi pure, in nome della libertà di espressione tanto sbandierata.
Luigi Vinciguerra
Adriano Bernasconi, La società dei simili. Romanzo distopico, Gilgamesh, Asola (Mantova) 2022 p. 464, € 24,90

Nessun commento:
Posta un commento