Il testo è presentato come “Corrispondenza Nazionale”, cioè una lettera inviata dal Bassanello, sobborgo fluviale di Padova. Nella missiva si ipotizza che nel 2012 il «così detto Regno d’Italia» sarebbe riuscito ad eliminare il suo debito pubblico. Oggi, 19 febbraio 2026, possiamo notare che non solo il 2012 è passato, ma anche che lo stato italiano non ha affatto saldato i suoi debiti. Tale aspetto aggiunge un’ulteriore nota di ironia alla satira del giornalista ottocentesco.
Ma passiamo subito la parola alla sagace penna del Sacchetti…
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CORRISPONDENZA NAZIONE
Bassanello, il 16 Novembre 1872
– Fortunato, o Signori, chi vivrà in Italia nell’anno 2012 di nostra salute! Nell’anno 2012 il così detto Regno d’Italia arriverà…
– Eh diaccine?!? Nel 2012 soltanto il così detto…
– Non c’intendiamo. Io vi dico che in quell’anno avventuroso non si parlerà più del…
– Ma per bacco! S’ha ad aspettare fino al 2012 per vedere andare a babboriveggioli…
– Sissignori! tutto il debito pubblico del così detto Regno d’Italia!
– Aaah!!! (Succedono cinque minuti di un silenzio glaciale). Voi direte che la è un po’ lunga, ma io non ci posso. Per me, trovo che la notizia è più che confortante, e non so che rendere altissime grazie a Carlo Pisani [famoso giornalista veneto dell’epoca, NdC]! Poiché è Carlo Pisani, vulgo Cipì, che nel Corriere Veneto ci fa sapere, che il così detto Consorzio nazionale arriverà a pagare nel 2012 tutti i debiti del così detto Regno d’Italia. He non son poi mica molti, ma una bagattella. Circum circa un dieci miliardi pocciosi! Fortunato, lo ripeterò dunque, fortunato chi vivrà in Italia nel 2012! Da qui a 140 anni sorgerà l’aurora del giorno beato! E che cosa sono 140 anni, grida nobilmente sdegnoso Cipì, e che cosa sono 140 anni pella redenzione completa d’onore, d’una Nazione che ha aspettato con fede mille anni la sua redenzione politica, e la raggiunse? Dunque secondo Cipì, noi oggi abbiamo la redenzione politica, ma non abbiamo la redenzione d’onore. Me ne dispiace di vero cuore!! qui al Bassanello nessuno ci aveva posto mente.
Tanto più che i nostri padroni non fanno altro che chiamarsi onorevoli!! Te lo diceva io, che non sono onorevoli un corno! Ed ecco Cipì che viene a darmi ragione; l’onore oggi non l’hanno! L’avranno da qui a cento quarant’anni alla più corta! E prosit!
Quanto mi rincresce di non essere della razza di Matusalemme, per poter vivere fino a quell’epoca! Mai più, come oggi, ho sentito il peso di dover morire. Figuratevi il chiasso che vuol essere quel dì, che si farà una grande baldoria di tutti i bollettari, i registri, le matricole, le schede, le diffide! Perché allora non ci sarà più ricchezza mobile né macinato, né vetture e domestici, né registro e bollo, né quella sudicissima carta monetata! Non vi sarà più caposoldo, né multe, né sopratasse, né i mille accidenti che oggidì ci rompono le tasche!
Uditemi. Io non aveva il capo a menar moglie, ma quasi quasi cambio d’opinione, affinché i figli dei miei figli possano un giorno assistere allo spettacolo soavissimo del veder andare a catafascio tutto...il debito pubblico, e con esso le imposte! E più ci penso, più…
Senonché...adagio un momento. Quanti anni fate voi conto, che possa durare il così detto...Consorzio nazionale? (Quasi me ne avea dimenticato il nome!) Da qui a cento quarant’anni il così detto...(oh diavolo! non mi viene quel benedetto nome) il così detto...(aiutatemi voi!)…
Il così detto Consorzio nazionale sarà una cosa da museo! Io ci giocherei il naso. Cipì può dire quel che vuole, far quanti conti vuole; ma io non ci credo. Ma credo invece che la redenzione d’onore non verrà più. Imperocché noi clericali non abbiamo bisogno di redenzione, perché l’onore non l’abbiam mai perduto. Chi l’avesse poi smarrito, non aspetti nessun anno per riacquistarlo, ma legga la favoletta del fuoco, dell’acqua e dell’onore, e poi si metta il cuore in pace!
E poi, come volete voi riacquistar l’onore, o Cipì, io non sapevo nemmeno quanto vaglia! Tutto è perduto fuori che l’onore, diceva colui; a voi dico invece: Tutto è guadagnato fuori che l’onore. Per l’onore ci vogliono altri 100 anni. Mille anni avete spesi per la redenzione politica, e soltanto 140 ne volete spendere per l’onore; dunque per voi la politica sta all’onore come mille sta centoquaranta. E quindi l’onore non vale che centoquaranta millesimi, ossia centoquattordici centesimi, della vostra politica. E per la politica dunque voi sacrificate sette volte l’onore, più un settimo dell’onore stesso!
Chi ha idee consimili dell’onore, caro Cipì, può rassegnarsi a non riabbracciarlo mai più.
Fanfulla, che non ci crede neppur egli a questi prodigi, avea proposto che i quattordici milioni, che oggidì il Consorzio nazionale possiede, fossero devoluti a a vantaggio degl’innondati. Dietro lui mille altri giornali si diedero a propugnare questa idea felicissima, e io pure mi voglio schierare per ultimo con esso loro.
Cipì! perché mi dai tu quell’occhiata a squarciasacco? Ah, ah! C’intendiamo! Tu mi leggi in cuore e sta bene. Ma vedi, che tu non hai posto mente a una certa cosarella. Tu provi che nel 2012 il Consorzio nazionale avrà un capitale di 10 miliardi e 336 milioni; ma hai calcolato tu a quanto ascenderà il debito del così detto Regno d’Italia nel 2012, dato che nel 2012...non so se mi spiego...volea dire, dato che fino al 2012 avesse durato…a far debiti come nel primo decennio della sua esistenza?
Ecco dunque, che la questione s’imbroglia. Ma io ho un secreto, caro Cipì, per risolvera; secreto che val molto. Potrebbe costarmi, per esempio, mille franchi, due mila, tre mila e che so io; basterebbe che lo spiattellassi qui in pubblico. Per cui, per risparmiarmi questa spesa, se tu avessi occasione di passare al Bassanello, bussa alla mia porta, e io ti farò vedere come si potrebbe fare ad accomodar tutto, senza tanti calcoli di milioni, senza il tuo Consorzio, senza i tuoi 140 anni, anzi in brevissimo tempo.
Cipì! ti aspetto. – Per tanto tu vedi ch’io ho ragione a schierarmi con coloro che favoriscono gl’innondati.
BEPPE SORZON DETTO CODA

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