sabato 3 febbraio 2024

Il Portastandardo di Civitella del Tronto n. 32 (febbraio 2024)

 Riscopriamo la lentezza

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Il termine lentezza rimanda all’idea connessa con la nozione di cammino che, per eccellenza, è quello verso Santiago di Compostela, legato alla presenza della tomba di Giacomo il Maggiore. 

Passo dopo passo, il cammino ci introduce all’idea del sacro e, al tempo stesso, ci allontana dalla nevrosi prodotta dal tempo presente. 

Negli ultimi due secoli la società ha subito un’accelerazione scientifica in conseguenza delle molteplici scoperte ed invenzioni che hanno fatto perdere all’uomo la sensibilità verso il sacro. 

La società tecnocratica che si è imposta negli Stati cosiddetti “ammodernati” ha realizzato il sogno di Bacone (dominio dell’uomo sulla natura) e lo ha superato (dominio dell’uomo sull’uomo). Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un mondo impazzito in preda alla perenne nevrosi ed al continuo stato di ansia globale. 

Come possiamo definire un mondo che rinnega la natura? Perché si è giunti a contestare la figura del padre e della madre che si vogliono sostituire, terminologicamente parlando, con i neutri genitore A e genitore B? Tutto ciò è frutto di una confusione mentale che ha allontanato l’uomo dal buon senso, dalla saggezza.

Un onesto e bravo intellettuale francese, Gustave Thibon, scrisse un bel saggio dal titolo: Ritorno al reale. Il testo rappresenta un antidoto all’irrealismo della società contemporanea nella quale la relativizzazione dell’esistenza si è sostituita a quella visione reale e naturale della vita di cui sopravvivono in alcuni luoghi dei brandelli. L’apologia della società contadina viene fatta perché essa è legata al rispetto ed all’amore per la natura. Di qui nasce la contemplazione del creato che ricollega l’uomo a Dio attraverso l’innamoramento del reale. 

Il pensiero di Thibon, come del resto ogni grande pensiero cristiano, riguadagna quella dimensione creaturale dell’esistenza – il riconoscersi creatura e il contemplare la creazione – che riconnette a Dio mediante l’innamoramento al reale. Questo modello di vita dona la salute. Del corpo e dello spirito.

Oggi siamo tutti nevroticizzati dal mondo che ci circonda: la velocità dei mezzi di trasporto ha un impatto notevole; la velocità su cui corrono le informazioni è diventata irraggiungibile; il frastuono dei rumori è la colonna sonora costante che accompagna i nostri ritmi. E nonostante la somma dei mezzi di cui disponiamo, siamo in perenne ritardo con “le cose da fare”, gli appuntamenti da rispettare, le relazioni sociali da osservare. Tutto ciò produce ansia, depressione ed altre malattie tipiche del tempo presente.

Occorre ritornare a preferire modelli di vita che ci possano restituire la salute del corpo. Al tempo stesso occorre recuperare la spiritualità che deve necessariamente accompagnare l’esistenza umana per ridare alla nostra esistenza quella salute che sta venendo a mancare. Tutto ciò per ricostruire quel benessere psico – fisico che parte dalla persona e si diffonde nella famiglia, nelle amicizie, nella comunità. 

Camminare, camminare, camminare. Ritorniamo a scoprire i vantaggi derivanti dal cammino. Passo dopo passo, con calma e senza fretta. Usciamo dalle città alla scoperta di sentieri che ci possano permettere di ammirare le bellezze del creato. In tutte le stagioni dell’anno. Con le mutevoli condizioni atmosferiche e con la variegata tonalità che il cielo dona al paesaggio. 

La storia dell’umanità è ricca di esempi legati alla pratica del cammino senza fretta realizzato da persone che, così agendo, hanno potuto conoscere luoghi ad essi sconosciuti, con la lentezza necessaria per poter assimilare la bellezza di luoghi a loro estranei. 

Camminare con lentezza può cambiare il mondo? Probabilmente, no. Certamente può cambiare noi stessi, facendoci entrare in uno stile di vita molto simile alla vita dei nostri avi.

Il tempo presente è sottoposto all’economia del profitto. Tutto è finalizzato alla monetizzazione. E chi non frequenta il club del business è ritenuto un fallito. Da ciò consegue l’emarginazione sociale che produce le nuove malattie, quelle del nostro tempo. 

Rimettiamo in discussione la malefica visione puramente quantitativa della società e riponiamo al centro dell’esistenza l’uomo, tornando, innanzi tutto, a definirlo per quello che è realmente: un figlio di Dio. Tutto ciò per ricostruire la società. Così agendo, potremo, tutti assieme, trasformare dalle radici il nostro rapporto con il mondo. 

Il lento cammino ci induce a pensare, a riflettere, a trasformarci. Il cammino è silenzio e tale pratica può essere utile per imparare ad ascoltare chi ci è di fronte. In pratica, con il cammino questa trasformazione può solo migliorare il mondo. 

Non possiamo condannare le logiche che ci circondano, legate al profitto immediato e subordinato a regole spesso spregevoli per la dignità umana. 

Una delle tante caratteristiche negative del tempo presente scaturisce dalla nozione di “ossessione”. Uno dei tanti aspetti dell’ossessione è legata al desiderio, al possesso, al raggiungimento di scopi egemoni calpestando le leggi morali. Per abbattere questo muro di negatività è necessario fortificarsi. Ed il cammino con lentezza, corroborato dalla preghiera nel silenzio, ci può permettere il raggiungimento della meta: la fortezza dell’animo.

Il cammino lento è fonte di riflessione. Esso ci porta a riflettere sulla ciclicità della natura con l’alternarsi delle stagioni a cui corrispondono i cicli della vita. Ad ogni stagione dell’anno solare corrisponde una stagione della vita umana. C’è la nascita come c’è la primavera; c’è la prima giovinezza come c’è l’estate; c’è l’autunno come c’è la maturità; c’è l’inverno come c’è la vecchiaia. Tutte le stagioni dell’anno producono frutti in abbondanza, utili a soddisfare le esigenze del genere umano. Così come tutte le età producono beni necessari alla società del tempo presente come del tempo futuro. 

Respingiamo i venti di guerra e di violenza alimentati dai demagoghi che ci vogliono condurre verso un l’inevitabile naufragio del genere umano. 

Incoraggiamo l’idea del cammino. Diffondiamo la sua utilità. Proviamo a conoscere il mondo attraverso l’esperienza quotidiana del cammino. Solamente attraverso tale pratica torneremo a conoscere la natura. Per imparare a rispettarla; per tornare ad amarla. Muovendo lentamente i nostri passi in un bosco, lungo il greto di un fiume, attraverso le periferie degradate o ridotte a discariche abusive a cielo aperto potremo raggiungere la necessaria consapevolezza di essere ancora in piedi in mezzo alle rovine prodotte dal mondo moderno con l’unicità del suo pensiero.

Un tempo ormai molto passato, osservavamo con piacere una indovinata pubblicità televisiva che aveva per oggetto il logorio del mondo moderno. Contro di esso, un distinto signore sorseggiava un amaro a base di carciofo, seduto ad un tavolino di un bar. Attenzione: il tavolino era posto al centro di un quadrivio attraversato in tutte le sue direzioni da automobili che sfrecciavano a piè sospinto sull’acceleratore. Ne è passato di tempo da quella pubblicità. Anche il logorio della vita moderna è stato superato dagli strumenti della postmodernità: la televisione con le centinaia di canali che diffondono programmi costantemente interrotti da lunghissimi minuti di pubblicità; internet con le sue infine applicazioni; i cellulari che non permettono più la sopravvivenza di una vita sconnessa dal mondo che ci circonda.

La tirannia del tempo presente, che subiamo con passività, ci porta a sottrarre risorse preziose per prevenire i danni alla salute; per impedirci di dedicare la dovuta applicazione allo studio ed alla famiglia. Per quale ragione? Perché dobbiamo correre. Correre per non pensare. Forse, ma senza forse, è tempo di spegnere i televisori, i computer, i cellulari per affrontare ad una sana camminata con passo non frenetico. Il motivo della drastica ma necessaria scelta è presto detto: rallentare tutti i ritmi della vita frenetica per evitare di pagare un prezzo estremamente alto. In poche parole: rallentare i ritmi della vita per vivere meglio. 

Oggi giorno prevale l’idea di immediatezza per raggiungere la quale il prezzo che si paga è il cosiddetto “stress”. Non siamo stati progettati per la velocità, ma ne subiamo il preteso stato di necessità. Una necessità fittizia, non reale perché dettata dal mondo delle macchine. Ma esse non hanno un’anima, mentre i meccanismi della parola, del linguaggio, del pensiero sono doni di Dio e, non a caso, si formano lungo gli anni perché sono meccanismi che appartengono sin dall’origine alla lentezza della naturale maturazione.  

Oggi l’uomo è chiamato ad affrontare una sfida titanica con la macchina, figlia quest’ultima del progresso e dell’apologetica della rapidità. Lo scontro che ne consegue è una lotta tra il naturale e l’artificiale, dove la naturalità (il cervello) resiste a fatica ai colpi del competitore artificiale (il computer) che è divenuto lo strumento principe dell’accelerazione.     

Ritorniamo al reale, per usare le parole di Gustave Thibon. Riprendiamoci la lentezza. Perché la lentezza è pazienza; la lentezza è riscoperta del senso più profondo delle cose; la lentezza è il superamento dell’isolamento e del degrado economico introdotti dalla strategia modernistica dell’efficienza. 

La rapidità nel pensiero, è un viaggio a senso unico che porta alla mutilazione della tensione spirituale innata nell’uomo, figlio di Dio. La rapidità nell’azione, nell’approccio ad ogni fenomeno determina una sorta di bulimia del consumo al quale corrisponde l’anoressia dei valori. Tutto ciò può essere chiamato con l’appellativo di mercificazione della propria esistenza. 

Lento fu il pensiero di Socrate, che rifiutò di comunicare la verità ai propri discepoli affinché fossero loro stessi a sforzarsi di trovarla. Altrettanto lento è il pensiero di chi rifiuta l’accelerazione avendo raggiunto la piena consapevolezza che quasi sempre ciò che si guadagna in accelerazione, si perde in profondità. Arrivare prima a rischio di annientare l’anima rappresenta un prezzo troppo alto da pagare. Da queste riflessioni nasce la nostra più convinta difesa della lentezza. .  

Il Presidente degli Incontri Tradizionalisti di Civitella del Tronto
Dott. Francesco Maurizio Di Giovine
Commendatore dell’Ordine della Legittimità Proscritta


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