venerdì 20 maggio 2022

Il Portastendardo di Civitella del Tronto n. 11

 Avanza una paurosa serie di spettri

 

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Numerosi acronimi minano il nostro futuro. Uno di questi è il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Purtroppo siamo portati a credere che dietro l’acronimo si nasconda un futuro tragico per la nostra Patria perché il nostro Paese sta ricevendo dall’Europa soldi che dovrà restituire a tassi tutt’altro che insignificanti. È spontaneo chiedere a quali progetti potranno servire questi soldi, dato che il prezzo dell’energia, elettrica e non, sta raddoppiando rispetto al prezzo degli ultimi venti anni. 

Una lunga serie di spettri avanza verso di noi. Lo spettro dell’inflazione sarà il primo incubo che dovremo affrontare. 

Il secondo incubo che avanza sulla linea dell’orizzonte sarà la povertà. Questa terribile piaga avanza minacciosa contro la classe media, cioè il tessuto produttivo del Paese. 

Un terzo spettro è rappresentato dalla guerra cybernetica. Abbiamo già assistito ad attacchi a siti istituzionali, attuati da bande criminali organizzate nel cyberspazio. I danni alle strutture digitali e informatiche cominciano a preoccupare assieme alla esfiltrazione di dati sensibili. Per non dimenticare l’utilizzo del cyber nella guerra in corso sul territorio Ucraino che ha messo in evidenza una nuova realtà: l’utilizzo del cyber può modificare l’esito dei combattimenti. 

Un quarto spettro è rappresentato dalla crisi energetica. In nome del rispetto ambientale, dopo decenni di assente innovazione, si torna ad apprezzare il carbone, il combustibile che era ritenuto il più inquinante. Si è detto: il nucleare fa paura; i rigassificatori e i termovalorizzatori inquinano; le pale dell’eolico e i pannelli del fotovoltaico deturpano il paesaggio. Allora torniamo al punto di partenza: il carbone. Ma il carbone è il nemico per eccellenza della transizione ecologica tanto amata dai governi europeisti. Ed allora cosa succede? Il carbone non è più un tabù e si fanno saltare le tappe della decarbonizzazione. Così si allontana la transizione ecologica in nome dell’emergenza. Emergenza come provvisorietà. Ma questo è l’ennesimo alibi del fallimento programmatico dell’Europa. Perché come molto opportunamente Prezzolini diceva “In Italia è stabile il provvisorio”. Lo stesso metro di giudizio vale per l’Europa.  

Un quinto spettro che si aggira sulle nostre teste è quello islamico. Il tema è scomparso dalle cronache, sopraffatto dalla “pandemia” e dalla “guerra in ucraina”. Ma ogni giorno, ancora oggi, le milizie armate dello Stato islamico in tutto il mondo compiono sanguinosi attentati. I Cristiani in Africa continuano ad essere perseguitati. In Nigeria i combattenti dello Stato islamico, pochi giorni fa, hanno assassinato più di una decina di cristiani nigeriani, per vendicare la morte di un loro ex leader. In Siria, in Iraq, in Libia, in Afghanistan, in Pakistan avvengono gli stessi tristi episodi. In questo scenario, l’Europa quale ruolo svolge? Lo scorso 3 maggio, l’attivista predicatore salafita Elias d’Imzalène, alias Eli Yess Zareli, conosciuto dalle autorità di sicurezza francesi per essere un pericoloso estremista, ha tenuto una conferenza presso il Parlamento europeo di Strasburgo. A cosa si deve tanta superficialità? 

Non poteva mancare la piaga della guerra. È il sesto spettro. Alla guerra scoppiata sul campo dell’Ucraina abbiamo risposto con le sanzioni. Ma queste hanno comportato una interruzione nell’acquisto di materie prime di cui l’industria italiana ha bisogno per la realizzazioni dei prodotti. 

La guerra ha immediatamente modificato le regole della finanza pubblica. E chi ha pagato per primo? Il povero lavoratore che dopo quaranta ani di lavoro non è potuto andare in pensione e si è detto che ciò avveniva perché le già citate regole della finanza pubblica, non potevano essere toccate. E la giustificazione trovata è stata che ciò è avvenuto in nome della libertà. 

Dove è l’Europa dei sogni? Non esiste più. Vi è una sola Europa ed è schiacciata da una delle due parti in guerra.  

Quando parliamo di Europa ci vengono in mente le idee del nostro maestro don Francisco Elías de Tejada il quale affermava che tutte le volte che ci parlano di Europa giungono guerre, rivoluzioni, capovolgimenti epocali. Ecco perché non ci stupiscono le opinioni di un giornalista che si considera europeista, ma che afferma: «Se cercate dove si annidano i nemici dell’Europa li trovate alla guida della Commissione europea, tra i suoi alti commissari, ai vertici e nella maggioranza dell’Europarlamento, nelle corti di Strasburgo, tra gli eurocrati e i zelanti funzionari euro-atlantici, come ce ne sono anche da noi, alla guida dell’Italia» (Marcello Veneziani, I nemici dell’Europa stanno a Bruxelles e Strasburgo, in La Verità, mercoledì 11 maggio 2022, p. 11). 

Carlisti prima di tutto, vogliamo concludere questa riflessione con un messaggio ricco di fiduciosa speranza lasciatoci da don Francisco Elías de Tejada. “Oggi come ieri, di fronte ai nuovi europeizzatori – democristiani, neoliberali, socialisti, comunisti, tecnocrati, socialdemocratici ed altro – il Carlismo rivendica la gloria di incarnare nel tempo presente le dottrine e lo stile umano degli uomini delle Spagne di sempre”.   


Il Presidente degli Incontri 
Tradizionalisti di Civitella del Tronto
Dott. Francesco Maurizio Di Giovine
Commendatore dell’Ordine 
della Legittimità Proscritta


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