giovedì 19 maggio 2022

Don Chisciotte torna a Napoli

 


Tanti sono gli elementi che legano Napoli alle Spagne e tanti sono anche quelli che legano Cervantes a Napoli. 

Il grande scrittore di Alcalá de Henares visse per un periodo a Napoli e cercò (invano) di ritornarci al seguito del Conte di Lemos, a cui dedicò (forse anche a questo scopo) la seconda parte del suo capolavoro.

Il suo Don Quijote – il libro più letto e tradotto al mondo, dopo la Bibbia – affasciò anche i Reali di Napoli e Carlo VII (poi Carlo III delle Spagne) affidò all’architetto Vanvitelli la creazione di vari arazzi che avessero come tema episodi tratti dal romanzo.

Se gli arazzi furono depredati dagli Italiani dopo la conquista del Regno (attualmente si trovano a Roma, al Quirinale, che gli invasori nel 1871 trovarono spoglio, perché il Papa aveva fatto mettere in salvo tutte le suppellettili, e che arredarono spogliando le varie regge della Penisola), i cartoni preparatori sono stati recuperati, restaurati ed ora verranno esposti, prima in una mostra temporanea (aperta fino al 9 settembre) e poi nelle sale della Reggia.
Attenzione: si chiamano cartoni con termine tecnico, in quanto disegni preparatori degli arazzi, ma in realtà si tratta di vere e proprie grandi tele ad olio.

Si possono quindi ammirare, in alcune sale dell’Appartamento Storico, 38 cartoni accanto a 7 arazzi (5 con episodi del romanzo e due decorativi), appartenenti alla serie eseguita dalla manifattura napoletana in due riprese tra il 1757 e il 1779 per arredare originariamente la Reggia di Caserta. Uno degli arazzi, che arriva da Capodimonte, invece, è la testimonianza della manifattura francese.

Va segnalato che in queste rappresentazioni napoletane, l’hidalgo della Mancha è rappresentato vestito in maniera elegante e con un’armonia di forme fisiche che – a partire dalle grottesche incisioni di Dorè – hanno lasciato spazio all’archetipo di un personaggio eccessivo anche nella sua altezza e magrezza, quasi che la deformità del corpo rispecchiassero quella della mente, la follia dovuta alle eccessive letture. 

A fianco di queste opere pittoriche sono presenti le principali edizioni conservate nella Biblioteca Nazionale di Napoli, tra cui la editio princeps (una delle 26 ancora esistenti al mondo), la prima traduzione italiana (Venezia, 1622) e una edizione tedesca in quattro volumi appartenuta alla Regina Maria Carolina.

Desta curiosità una edizione del 1780, realizzata dalla Real Academia Española in eleganti caratteri Ibarra che contiene una «Mapa de una porcion del Reyno de España que Comprehende los parages por donde anduvo Don Quixote y los sitios de sus aventuras»

Si può inoltre ammirare lo spartito dell’opera di Paisiello dedicata alle avventure del Cavaliere errante, prestato dal Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli.

Insomma, tra letteratura, pittura, musica ed arti applicate (gli arazzi), le Spagne in generale e Cervantes in particolare si dimostrano essere un punto di riferimento della cultura napolitana non solo del periodo ispanico, ma anche di quello successivo e – a giudicare dall’interesse suscitato da questa mostra – anche un amore che dura ai nostri tempi.

Inoltre il problema del Quijote nella Penisola italiana è che il romanzo è molto diffuso in adattamenti per bambini, ma poco conosciuto dal grande pubblico nella sua versione integrale: ci si deve augurare che questa mostra possa spingere ad affrontare la lettura completa del capolavoro di Miguel de Cervantes.

Gianandrea de Antonellis



 




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