domenica 6 settembre 2026

Mistificare il degrado mestrino con la letteratura

Fotografia tratta dall'articolo di Alberto Francesconi, 
Mestre, in via Trento ogni sera il degrado in diretta 
(Il Gazzettino, 10 luglio 2022)


Reduce dal successo del suo primo libro, l'influencer mestrina Alice Guerra torna con una nuova "avventura": Non chiamatemi Jessica Fletcher (Rizzoli, 2025). Il risultato, però, è meno fresco e originale del primo esperimento. 
Lascia perplessi il tentativo di ingentilire l'immagine di Mestre attraverso un'operazione di letteratura di consumo...

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Dopo il buon successo del suo primo libro, nell'aprile del 2025 Alice Guerra è tornata con Non chiamatemi Jessica Fletcher, il suo secondo "giallo (più o meno)" pubblicato da Rizzoli. La nuova storia riprende esattamente da dove si era interrotta la precedente, riportando il lettore nella Mestre di fantasia inventata dall'autrice: una città immaginaria in cui il crimine assume toni da barzelletta, in cui gli abitanti non vengono infastiditi da tossicodipendenti e i quartieri non sono invasi da schiere di bengalesi per niente interessati a integrarsi nella vita civile. Anche quando si fa riferimento alle consegne di cibo a domicilio, ad esempio, nel libro non si menzionano mai eventuali corridori pakistani che, con qualsiasi condizione atmosferica, sfrecciano sull'asfalto in sella a biciclette elettriche truccate violando ogni basilare norma del codice della strada nella più completa impunità. Solo la battuta di una zia ci riporta per un attimo coi piedi per terra: "Non lo so, sti disgrassiati maledetti! Ormai questa città non è più sicura come una volta! Quando ero giovane io, Mestre era un bel posto, via Piave era la via dei ricchi, adesso guarda che degrado, guarda che disgrassiati!"
Scollegarsi anche solo per un attimo dalla realtà aiuta a essere più sereni, e forse anche a considerare i problemi quotidiani sotto una luce diversa, ma ignorare lo stato deplorevole in cui versa Mestre è davvero un'impresa impossibile.
Veniamo alla storia narrata nel libro...
Nel 1920, Gabriele D'Annunzio pubblicò un racconto fantastico intitolato L'uomo che rubò la Gioconda (oggi riedito da Solfanelli), che presenta i tratti di una sceneggiatura e da cui il Vate aveva effettivamente progettato di trarre un soggetto cinematografico. Il testo dannunziano prende spunto dal celebre furto del dipinto compiuto nel 1911 dall'italiano Vincenzo Pietro Peruggia (1881-1925). È possibile che Alice Guerra si sia parzialmente ispirata a quell'opera di D'Annunzio? Chissà! Non aggiungiamo altro, poiché la trama di Non chiamatemi Jessica Fletcher è esile (si tratta pur sempre del libro di un'influencer), e non è giusto rovinare il gioco ad eventuali lettori.
Basti sapere che una parte della narrazione ruota attorno a un furto tanto clamoroso quanto improbabile, che coinvolge perfino delicati equilibri internazionali. A quell'episodio segue una serie di piccole e inspiegabili sparizioni di oggetti che colpiscono gli abitanti di Mestre. Ma prima ancora di rivolgersi alle forze dell'ordine, tutti pensano di affidarsi al fiuto investigativo di Alice, la quale – come sempre – vorrebbe soltanto essere lasciata in pace sul divano di casa. Tuttavia il vero motore della trama è l'improvviso ritorno di una vecchia amica, che metterà in subbuglio le giornate della protagonista.
Nonostante la continuità nella narrazione degli eventi, sin dalle prime pagine è evidente che qualcosa è mutato: lo stato d'animo dell'autrice. Se il primo libro lasciava trasparire un'Alice serena e convinta di aver trovato un proprio equilibrio, in questo secondo capitolo ella appare diversa, cambiata. È più fragile, quasi sconvolta e sopraffatta dal ritmo della vita, meno sicura delle soluzioni che fino a poco tempo prima le sembravano convincenti: “Cosa direbbe Jessica Fletcher se mi vedesse in questo momento” si chiede, “totalmente in balia delle decisioni di qualcun altro, senza neanche una briciola del suo naturale carisma che porta spontaneamente le persone a fare quello che lei desidera?”
La vera morale è piuttosto chiara: i guru, lo yoga e altre assurdità non risolvono l'esistenza di nessuno.
Che chi vive fuori dalla tradizione sia privo di ordine nella sua vita, e quindi sia sempre scontento, è una lezione che conoscevamo già.
Rispetto all'esordio, Non chiamatemi Jessica Fletcher appare meno spontaneo e meno riuscito. Si ha l'impressione che l'autrice si sia allontanata da quelle situazioni familiari e autentiche – quel poco di tradizione che resta nella vita di qualche veneto – che alimentavano il suo umorismo più efficace; anche il dosaggio di parole, frasi e battute in mestrino si sarebbe potuto migliorare, e non avrebbe guastato una maggiore "partecipazione" degli animali (che nei racconti di Alice sono sempre personaggi simpatici). La nuova storiella è più sopra le righe, più esagerata e decisamente meno plausibile, nulla di fuori luogo comunque, trattandosi di fantasia, ma meno naturale sì. Per intendersi, è un po' come quando Paolo Villaggio portava il suo Fantozzi su scenari troppo assurdi: faceva ridere meno di quando lo presentava nel suo vero ambiente, cioè la realtà lavorativa ordinaria di un ragioniere.
Basse sono le aspettative per il terzo capitolo della saga, redatto dall'autrice in fretta e furia, con cui alcuni sperano che “ea Ice” (diminutivo veneto del nome Alice) si risollevi. Comunque sia anche L’uomo che rubò la Gioconda, per quanto scritto da Gabriele D'Annunzio, non è granché…
Riccardo Pasqualin

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