lunedì 10 marzo 2025

In morte degli Italiani - recensione

«Gli Italiani sono morti!» esclama amaramente un personaggio, a metà del romanzo, composto di racconti intrecciati. E aggiunge: «Non esistono più! Anzi, forse non sono mai esistiti…». Una smentita alla retorica del Risorgimento (importante soprattutto perché messa in bocca al massimo rappresentante del “secondo Risorgimento”), solo in apparente contrasto con l’affermazione di uno dei maggiori letterati risorgimentali, Francesco Domenico Guerrazzi, citato in exergo da de Antonellis come motto programmatico: «Ho scritto questo romanzo [La battaglia di Benevento, 1828] perché non ho potuto dare una battaglia». Impostazioni culturali diverse, anzi opposte, ma identica consapevolezza del ruolo fondamentale che la letteratura riveste nel mondo dell’azione politica.

In più, nel romanzo, le forme artistiche (come il cinema e la letteratura stessa) diventano strumenti per spiegare fatti storici (da grandi movimenti politici a tristi fatti criminosi).

mercoledì 5 marzo 2025

Il Portastendardo di Civitella del Tronto 45 (marzo 2025)

 

1° marzo 2025: Giornata dei Martiri della Tradizione a Valencia

Il Buon Dio ha voluto regalarci una festa più che memorabile per i Martiri della Tradizione lo scorso sabato 1° marzo a Valencia, dove si sono svolti gli eventi centrali di quest'anno. La festa, che già racchiude una contenuta emozione dovuta al grato ricordo di coloro che hanno dato la vita per la Santa Causa, in questa occasione ha avuto un significato particolare, dal momento che alcuni dei nostri correligionari, a cominciare dal Capo regionale e dalla sua famiglia, hanno sofferto e stanno soffrendo sulla propria carne le conseguenze tragiche dell’allagamento che ha pesantemente colpito Valencia lo scorso ottobre, e che ha permesso loro di unire il loro dolore con la sofferenza dei martiri.

lunedì 17 febbraio 2025

Curiosità ispano-veneziane V

Un vedutista spagnolo a Venezia: 


Martín Rico y Ortega


  Rico, Autoritratto, 1908, olio e pastello su cartone, Museo del Prado

  In Spagna Martín Rico y Ortega (1833-1908) è considerato uno dei maggiori paesaggisti della seconda metà del XIX secolo. Godette di grande notorietà a livello nazionale già in vita, guadagnandosi inoltre un discreto seguito di ammiratori stranieri, soprattutto francesi e statunitensi. 
Rico (così firmò sempre i suoi lavori)  nacque a El Escorial – oggi una città della comunità autonoma di Madrid – il 12 novembre 1833, nell’anno in cui scoppiò la prima guerra carlista, conclusasi nel 1840. Durante la sua carriera collaborò anche con suo fratello Bernardo (1825-1894), incisore e illustratore. Si formò presso la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, dove fu allievo del romantico Jenaro Pérez Villaamil (1807-1854), pittore di corte dal 1840 e, dal 1845, primo professore di pittura paesaggistica della scuola.

Sin dai suoi primi lavori, che ritraevano i paesaggi montuosi nei dintorni di Madrid, fino alla “produzione matura” del suo soggiorno parigino e veneziano, il Nostro rimase sempre legato all’approccio en plein air, ma evolvette costantemente il suo stile, giovandosi del confronto costruttivo con diversi compagni di strada. 

Curiosità ispano-veneziane IV

 Il rapporto dei Fortuny col Carlismo


Federico de Madrazo, Cecilia de Madrazo y Garreta (1869, MNAC, Barcelona)


Lo scenografo Mariano Fortuny y Madrazo (1871-1949) non sviluppò per caso la sua passione per i tessuti, gli fu trasmessa infatti da sua madre, Cecilia de Madrazo y Garreta (1846-1932), che fu una grande collezionista. Come abbiamo scritto in precedenza, l’epistolario di questa signora costituisce una miniera di informazioni per gli storici, che dalle sue lettere possono trarre importanti notizie non solo sulla sua famiglia, ma anche sulla politica spagnola e la vita quotidiana dei suoi anni. Ci sorge spontaneo, quindi, domandarci se tra le missive vi sia pure qualche elemento interessante riguardo il Carlismo, anche considerando che ella visse a Venezia dal 1889 alla sua morte, sopraggiunta nell’agosto del 1932, ricordando che Carlo VII dal 1882 aveva cominciato a risiedere con stabilità presso il Loredan (1), in cui comunque era già vissuto a periodi negli anni.

sabato 15 febbraio 2025

Il Portastendardo di Civitella del Tronto 44 (febbraio 2025)

 

Omaggio a Danilo Castellano 
Maestro della Tradizione

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Il 4 febbraio del corrente anno, il professor Danilo Castellano, Professore emerito di Filosofia (della) Politica presso l’Università di Udine e Preside emerito della Facoltà di Giurisprudenza della stessa Università, della quale è stato anche membro del Comitato ordinatore e nella quale ha insegnato, fin dalla sua costituzione, anche Filosofia del Diritto e Biogiuridica, membro corrispondente straniero della “Real Academia de Ciencias Morales y Politicasi ed ancora membro onorario della “Real Academia de Jurisprudencia y Legislación” del Regno di Spagna, ha festeggiato l’ottantesimo compleanno.

giovedì 19 dicembre 2024

Curiosità ispano-veneziane III

 Il carteggio D’Annunzio-Fortuny

In un precedente articolo abbiamo ipotizzato che nel carteggio tra D’Annunzio e un scenografo spagnolo residente a Venezia, Mariano Fortuny, fosse possibile ricercare qualche notizia od opinione sulla politica iberica e il Carlismo. I documenti in questione sono conservati nel capoluogo veneto, presso il Fondo Mariutti Fortuny della Biblioteca Marciana, donato dalla studiosa Angela Mariutti de Sánchez Rivero (1901-1983) nel 1971.

Oltre che fondatrice dell’Associazione per le Relazioni Culturali con la Spagna, Portogallo e America Latina (A.R.C.S.A.L.), Angela Mariutti era un’amica della stilista Henriette Negrin (1877-1965), moglie di Fortuny, che le aveva donato questa porzione del suo archivio familiare. Dall’analisi del fondo in questione è nato il libro D’Annunzio e Fortuny. Lettere veneziane (1901-1930), pubblicato dall’italianista Maria Rosa Giacon per la casa editrice Rocco Carabba nel 2017, che ad oggi è la riflessione più profonda sulle missive tra i due artisti.

martedì 3 dicembre 2024

Curiosità ispano-veneziane II

 La collaborazione tra D’Annunzio e Fortuny

Lo studioso Giovanni Isgrò ha definito la mancata collaborazione artistica tra Gabriele D’Annunzio e Mariano Fortuny (1871-1949) come un fatto negativo che «costituisce un grande vuoto nel panorama europeo» dell’evoluzione drammaturgica tra Ottocento e Novecento (1).
Il rapporto tra il Vate e il noto scenografo spagnolo trapiantato a Venezia, residente in Palazzo Pesaro degli Orfei, è stato ricostruito come scostante, probabilmente segnato da sottili gelosie e volontà di protagonismo, che hanno condotto – in pratica – al fallimento di un’alleanza che avrebbe potuto fare la storia del teatro.
L’incontro tra i due avvenne a Venezia alla fine dell’Ottocento, precisamente verso il 1894 (2), prima che, nel 1901, Fortuny si trasferisse a Parigi. Alfredo Sgroi osserva che, a quell’epoca, i due erano «Entrambi discepoli più o meno fedeli di Wagner, desiderosi di superare i confini di un teatro realistico nei toni e nei modi, inchiodato ai limiti di una scenotecnica che non ha ancora pienamente sfruttato tutte le potenzialità delle nuove scoperte scientifiche (la luce elettrica in primis), i due si incontrano con regolarità nella casa del pittore, frequentata anche da [Alfredo] Conti [1860-1930] e da Eleonora Duse» (3).